Dieci cose da fare in Cilento

Spiagge selvagge, baie nascoste, mare cristallino, ma anche siti archeologici importantissimi, storia, buona cucina e ospitalità schietta: sono queste le carte vincenti del Cilento, il tratto più meridionale della costa campana, al confine con la Basilicata.

 

Territorio in larga parte compreso nel Parco Nazionale del Cilento, qui gli splendori della Magna Grecia incontrano la raffinatezza della dominazione borbonica, i piccoli borghi sconosciuti fanno a gara di bellezza con le località più in voga come Palinuro, e la natura, sopra tutti, regna incontrastata su una costa rocciosa fatta apposta per stupire che cede volentieri il passo a un entroterra boscoso e verdissimo.
Sorta di penisola che si protende tra la Piana di Paestum e il Golfo di Sapri, il Cilento è un'infilata di spiagge protette da rigogliose pinete, rocce, anfratti e cale solitarie lambite da un Mar Tirreno blu e profondo.
Uno degli ultimi paradisi incontaminati del Bel Paese fuori dalle rotte del turismo di massa, il Cilento è una meta perfetta per una vacanza estiva indimenticabile, fatta di ritmi slow.

 

1 – Agropoli e la spiaggia di Trentova

 

Il primo comune della Costiera Cilentana è Agropoli, importante centro costiero alle porte occidentali del Parco nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni.
La cittadina è dominata dal centro storico che conserva lo stile antico e gran parte del circuito delle mura difensive col portale seicentesco d'ingresso.
Gli “scaloni”, tipici della zona, danno accesso al centro ma in questo caso si tratta di uno dei pochi esempi visibili di salita a gradoni e una porta monumentale molto ben conservata. All'interno delle numerose stradine e tra i vari monumenti, vi sono negozi, bar e locali, che servono i caratteristici piatti del luogo o la pizza agropolese servita in un cesto di vimini.
Le spiagge hanno subito un ampliamento grazie a un intervento quasi unico nel Mezzogiorno d'Italia: per contrastare la costante erosione costiera si è provveduto al recupero della sabbia dai fondali marini antistanti la costa e al suo ricollocamento sull'arenile del lungomare.
Tra le spiagge più belle di tutta la costiera c’è, senza dubbi, la spiaggia di Trentova, insenatura dolce e accogliente, con una parte sabbiosa attrezzata e un lato più selvaggio di scogli, dove si arriva solo a piedi attraverso un breve sentiero.

 

2 – Paestum

 

Fondata dai greci intorno al 600 a.C., si chiamava inizialmente Poseidonia, da Poseidone, dio del mare, al quale la città era stata dedicata. Tra il 400 e il 273 avanti fu occupata dalla popolazione italica dei lucani. Nel 273 divenne colonia romana col nome di Paestum. Nel V sec. d.C Paestum assunse a rango di diocesi per essere successivamente abbandonata a cause delle incursioni saracene e dell’estendersi delle paludi. Completamente caduta nell’oblio, bisognerà aspettare fino alla metà del ‘700 per scoprire i suoi resti.
L’area archeologica di Paestum è uno dei principali siti archeologici del mondo, riconosciuta dall'UNESCO patrimonio dell'Umanità.
Al suo interno si distinguono tre aree: due sacre (il santuario settentrionale e quello meridionale) e una pubblica al centro (prima Agora greca e poi Foro Romano).
Magnifici sono i tre templi di Paestum, dorici del V sec. a.C. che, imponenti, si elevano sulla piana dinanzi al mare: il Tempio di Nettuno, la Basilica di Paestum, il Tempio di Cerere, i primi due legati al culto della dea Hera.
I templi, miracolosamente integri, sono circondati da una vasta cinta muraria, che si snoda per quasi 5 km, ricordando la forma geometrica di un pentagono o di un trapezio con la punta del lato minore rivolta verso l’Anfiteatro, edificio romano, nato per ospitare il combattimento dei gladiatori, e il Foro che presenta portici di ordine dorico e si raggiunge attraverso la via Sacra.
Di fronte ai templi è ubicato il Museo Archeologico di Paestum, che custodisce gran parte di reperti che erano presenti nei templi. L’opera più famosa è l’affresco della tomba del tuffatore di fine V sec. a. C.

 

3 – Parco Nazionale del Cilento

 

Il Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano, secondo parco in Italia per dimensioni, si estende su circa 180.000 ettari dalla costa tirrenica fino ai piedi dell'Appennino Campano-Lucano, comprendendo le cime degli Alburni, del Cervati e del Gelbison e i contrafforti costieri del Monte Bulgheria e del Monte Stella.
Territorio eterogeneo ricco di infinite varietà naturalistiche, conserva intatto il carattere mitico e misterioso di una terra ricca di storia e cultura: il richiamo della ninfa Leucosia, le spiagge dove Palinuro lasciò Enea, i resti delle colonie greche di Elea e Paestum, la splendida Certosa di Padula…
Parco mediterraneo per eccellenza grazie alla tipologia ambientale che lo contraddistingue, macchia mediterranea con lecci, ulivi, pinete, è ancora oggi un paesaggio vivente, che mantiene un ruolo attivo nella società contemporanea ma conserva i caratteri tradizionali che lo hanno generato: organizzazione del territorio, trama dei percorsi, struttura delle coltivazioni e sistema degli insediamenti.
Ogni primavera nel parco fioriscono ben 184 varietà di orchidee selvatiche: un immenso patrimonio naturalistico da scoprire sui monti del Cervati nella Valle delle orchidee che ha il primato di concentrazione in Europa.

 

4 – Palinuro

 

Tappa imperdibile di ogni viaggi nel Cilento è la cittadina di Palinuro. La sua costa incontaminata regala al visitatore distese incantevoli di spiaggia e tante piccole insenature, baie nascoste e grotte marine. Proprio queste ultime rappresentano una grande attrazione per i tanti turisti che ogni estate giungono qui. È qui il mare più intatto e bello di tutto il Cilento e lo si capisce percorrendo la litoranea: una serpentina tra la roccia e il mare, con i pini d’Aleppo che sembrano volersi tuffare in acqua. Tra le spiagge di Palinuro, imperdibili quella delle dune fossili in località Saline, la spiaggia dell’Arco Naturale e la spiaggia della Marinella.
L’origine di Palinuro è indissolubilmente legata al mito: sembra infatti che Palinuro debba il suo nome al nocchiero di Enea, caduto in mare e ucciso dagli abitanti del luogo proprio in queste acque limpide.
Tratto distintivo di Palinuro è il promontorio a cinque punte, sovrastato dal faro, con le pareti di roccia bianca che precipitano a picco nel mare.
A Palinuro si trovano numerose grotte naturali, raggiungibili solo in barca, che si aprono sulla costa rocciosa: tra le più famose c’è la Grotta Azzurra, chiamata così per il gioco dei raggi solari che filtrano al suo interno, rendendo l’acqua turchese. Di grande bellezza anche la Grotta d’Argento, e quella dei Monaci caratterizzata da stalattiti che ricordano uomini in toga in preghiera, oltre alla sinistra Grotta delle Ossa che conserva pareti incrostate di ossa umane e animali risalenti al Quaternario.

 


5 – Marina di Camerota

 

L’abitato, che sorge in collina, a 5 Km dalla sua frazione marittima, racconta una storia che ha origini risalenti all'VIII-VII secolo a.C. Il suo nome, che deriva molto probabilmente dal greco καμαρὸτος ("ricurvo") o dal latino camurus ("incurvato"), si riferisce alle numerose grotte calcaree, in cui ad oggi è possibile trovare reperti archeologi risalenti all'era Paleolitica. Dell'epoca di dominazione borbonica sono ancora visibili oggi le Torri di vedetta, fatte costruire dai governanti.

Marina di Camerota, con circa 3.500 abitanti, è una località balneare piuttosto rinomata, in più occasioni premiata anche con la bandiera blu. La fascia costiera comunale si estende dalla Grotta del Ciclope (non lontana da Palinuro) a Porto Infreschi, ai confini con San Giovanni a Piro. La frazione è inoltre dotata di un porto in continua evoluzione strutturale nonché uno dei più grandi nel Cilento e nella provincia di Salerno. Fra i vari punti d'interesse turistico vi sono delle grotte paleontologiche e un piccolo museo (ospitato in una di esse) che ospita una goletta, il Leone di Caprera.

Tra le spiagge più belle della zona troviamo Calanca: incastonata tra due piccoli promontori rocciosi, è la spiaggia col fondale più basso, perfetta per i bambini. Dalla spiaggia della Calanca inoltre si vede l'isola di Marina di Camerota.
Lentiscelle, a 1 km circa dal paese, è scelta da chi preferisce spiagge ciottolose, mentre Mingardo, lunga circa 7 km, si presenta come una serie di spiagge, tra cui le più famose, rigorosamente di sabbia fine, sono la Cala del Cefalo, la Cala d'Arconte e la Spiaggia la Vela, così chiamata per un grosso scoglio a forma, appunto, di vela.

 

6 – La Certosa di San Lorenzo a Padula

 

La Certosa di San Lorenzo a Padula, conosciuta come Certosa di Padula, è uno dei più importanti complessi monastici d’Europa (il più grande in Italia e secondo in Europa), dichiarato dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità. L’impianto planimetrico rispecchia nella distribuzione e organizzazione degli spazi architettonici la vita religiosa dell’ordine certosino. Si suddivide infatti in due grandi aree: la “casa bassa”, più a contatto col mondo esterno, dove si svolgevano le attività di sostentamento della comunità certosina (spezieria, stalle, granai e depositi ubicati nella corte esterna) e la “casa alta” con gli spazi della vita comunitaria dei monaci (chiesa, cucina, refettorio, sala del tesoro e del capitolo) e gli ambienti di stretta clausura organizzati intorno al chiostro grande (celle dei monaci e giardini, appartamento del priore, biblioteca).
Oggi la Certosa ospita il Museo Archeologico della Lucania Occidentale.

 

7 – Punta Licosa

Completamente abbracciata dal Parco Nazionale del Cilento, Castellabate è una perla della costa tirrenica riconosciuta nel 1998 patrimonio mondiale dell’UNESCO. Natura, storia e mito si fondono in uno scenario da favola, che va da Punta Tresino a Punta Licosa.
Secondo la leggenda narrata da Omero nell'Odissea, è su queste coste che Ulisse incontrò la sirena Leukosia (Punta Licosa), sebbene le prime testimonianze storiche risalgano a molto tempo dopo, nel XIII secolo, quando venne costruito il Castello dell'Abate di Cava.
Punta Licosa, luogo intatto e meraviglioso, un tempo feudo dei Belmonte, è oggi una riserva marina protetta e oasi naturale da scoprire passeggiando lungo sentieri sterrati odorosi di resina e mare che sfociano su spiagge per lo più rocciose, tra le più belle del Cilento, paradiso per naturalisti e subacquei.

Nei fondali intorno a Punta Licosa sono visibili i resti sommersi di una villa romana e di un’antica vasca per l'allevamento delle murene, mentre di fronte al promontorio di Punta Licosa emerge l’omonimo isolotto semisommerso nel V sec. a. C. che conserva ruderi di mura e un faro.

 

8 – Pisciotta, il paese delle alici di menaica

Prima di arrivare a Pisciotta si incontrano gli ulivi centenari che annunciano l’entrata nel paese dell'olio extravergine più buono del Cilento. Pisciotta, piccolo borgo marinaro, è il paese delle alici di menaica, presidio Slow Food, pescate con una particolare tecnica e rete a maglie strette, conservate e poi vendute in vasetti di terracotta. È un rito di pesca antichissimo che qui sopravvive grazie a una minuscola flottiglia di non più di sei pescatori.

Le alici di Menaica si pescano nelle giornate di mare calmo, tra aprile e luglio; i pescatori escono al tramonto e stendono la rete al largo sbarrando il loro passaggio nelle ore notturne. La particolarità di questa tecnica è proprio la rete, che si chiama appunto “menaica”. Questa rete infatti seleziona solo le alici più grandi, che rimangono impigliate. Una volta tornati a terra i pesci vengono estratti uno ad uno, puliti e sistemati in cassette di legno, pronti per essere immediatamente messi in salamoia e poi conservati nei tradizionali vasetti di terracotta, alternati a strati di sale.
A Pisciotta si possono mangiare da Perbacco, eno-gastronomia Slow Food.

 

9 – Soggiornare in una dimora storica del Risorgimento italiano in Cilento

In Cilento passarono Garibaldi e i suoi prodi Mille. Qui, ancora prima del 1860, spirarono forti i venti della libertà: dai moti cilentani del 1828 allo sbarco di Pisacane a Sapri, il Cilento ha scritto pagine importanti del Risorgimento. E della storia italiana. Così, quando si viene da queste parti, assume un significato profondo e patriottico scegliere di soggiornare in una delle numerose dimore storiche del Risorgimento italiano, oggi trasformate in hotel di charme.

Si tratta, per lo più, di palazzi di antiche famiglie che conservano cimeli dell’epoca risorgimentale, libri, aneddoti, piccoli musei privati che si aprono ai visitatori. Come la Domus Laeta, bella dimora seicentesca a Giungano che conserva torrette di avvistamento e feritoie lungo le mura, il vecchio frantoio, le stalle con le mangiatoie, le cantine con le grandi botti e il forno per il pane. Qui si può anche dormire, nelle dieci camere messe a disposizione nella magione, oggi hotel di charme.

A Torchiara, si trova Borgoriccio dimora nobiliare dell’Ottocento, circondata da un rigoglioso giardino mediterraneo di ulivi e fichi. Nella piccola torre della villa si trova la biblioteca dove sono conservati volumi sulla storia del Cilento e dei suoi rivoluzionari.

A Santa Maria di Castellabate si può soggiornare a Palazzo Belmonte, antico casino di caccia di Carlo III di Borbone, dove ancora oggi dimora il principe Angelo Granito Pignatelli di Belmonte, che divide la magione con i suoi graditi ospiti.

 

10 – Cosa mangiare in Cilento: la culla della dieta mediterranea

 

In pochi lo sanno, ma la dieta mediterranea è nata proprio qui, nel Cilento. A Pioppi, per essere precisi, dove visse Ancel Keys, l'illustre fisiologo americano padre della dieta mediterranea, che studiò gli effetti benefici dell’alimentazione degli abitanti di questo borgo nella riduzione delle malattie cardiovascolari.

Un’alimentazione varia, dove pane, pasta, riso, pesce azzurro, frutta e verdura, legumi e olio d’oliva si alternano con equilibrio, ieri come oggi, visto che questi sono gli ingredienti tipici della cucina cilentana.

I tanti prodotti tipici del Cilento le alici di menaica, il caciocavallo podolico, i ceci di Cicerale, i prelibati fichi bianchi, la mozzarella co’a mortedda (conservata in rametti di ”mortedda”, nome dialettale del mirto), l’olio d’oliva e la soppressata di Gioi – sono gli ingredienti principe di piatti saporiti e gustosi, dal piglio decisamente sudista.

Qualche esempio? I Cavatelli con il ragù, la Ciambotta (un piatto della tradizione povera cilentana a base di verdure), i Cicci ammaretati, la Maracucciata (una polenta a base di ”maracuoccio”, piccolo legume simile al pisello), la Pizza chiena e Alici ‘mbottunate ripiene di formaggio caprino e dette.
Il tutto abbondantemente innaffiato dai Vini DOC Cilento e Castel San Lorenzo: nelle loro varianti di bianco, rosso, rosato, moscato e Aglianico, sono vini ricchi di storia e decantati da poeti e cantori.

 

 

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