Dieci cose da fare a Trieste

Trieste è una città da scoprire con calma, uno scrigno di storia e tradizioni, una città più volte ferita e sempre rinata a nuova vita.

 

Le cose da fare e vedere a Trieste sono innumerevoli e spesso sconosciute ai più: incastonata nello splendido golfo, custodisce sul colle di San Giusto le memorie dell'antico passato di Tergeste, città romana, e del borgo medievale, noto come "Cittàvecchia". Il suo fascino si srotola giù fino al mare fra Piazza Unità d'Italia, con i suoi palazzi eleganti e il Molo Audace, fino al Borgo Teresiano, simbolo dell'incontro di culture, lingue, etnie e culti.
Il clima, col secco vento della bora che soffia dall’altopiano verso il golfo, la storia, influenzata dalla dominazione asburgica, la posizione geografica verso i Balcani, fanno di Trieste una città particolare, dal fascino mitteleuropeo, che si ritrova nell'uso raffinato del Liberty, nello stile eclettico delle dimore borghesi e nell'incantevole Castello di Miramare.

 

1- Piazza Unità d'Italia e Molo Audace

 

Piazza Unità d'Italia a Trieste racconta in un colpo d’occhio la storia di una città, storia travagliata, storia di una terra di confine da sempre contesa.
Il Salotto Buono di Trieste è lo specchio di una città che ha vissuto due secoli d’oro ed è stata il porto dell’Austria Ungheria, un palcoscenico raffinato che ha come sfondo il mare, come palco il Molo Audace battuto dalla bora e sull’altro lato, il palazzo del Governo e il Caffè degli Specchi.
Bella di giorno, commuovente la sera, in Piazza Unità d'Italia a Trieste si respira ancora oggi un’aria da fin de siecle. Per i triestini è il fulcro della vita cittadina: la meta delle passeggiate domenicali, la location di celebrazioni e manifestazioni.

Dal Molo Audace, proprio di fronte alla piazza, la vista diventa insuperabile: sembra di essere in mezzo al mare. Il suo nome lo deve alla prima nave che riuscì ad entrare nel porto di Trieste dopo la fine della Prima Guerra Mondiale e l’annessione all’Italia. La rosa dei venti in bronzo presente sul molo è stata ottenuta dalla fusione di una nave austriaca affondata dalla Marina Italiana.

 

2 – Castello di Miramare

 

Circondato da un rigoglioso parco ricco di pregiate specie botaniche, il Castello di Miramare gode di una posizione panoramica incantevole, a picco sul mare, sulla punta del promontorio di Grignano che si protende nel golfo di Trieste a circa una decina di chilometri dalla città.
Voluto attorno alla metà dall’Ottocento dall’arciduca Ferdinando Massimiliano d’Asburgo per abitarvi insieme alla consorte Carlotta del Belgio, offre la testimonianza unica di una lussuosa dimora nobiliare conservatasi con i suoi arredi interni originari, assolutamente tra le cose da vedere a Trieste.
In realtà, Miramare non divenne mai il nido d’amore della coppia reale perché Massimiliano venne fucilato in Messico. Carlotta impazzita per la perdita, visse nell’annesso castelletto per qualche anno fino a quando fu trasferita in Belgio.
Il Castello di Miramare  venne costruito in uno stile eclettico tanto caro al Romanticismo ottocentesco, mescolando elementi gotici, rinascimentali e medievali.

 

3 – Cattedrale di San Giusto a Trieste

 

Eretta sulla sommità dell’omonimo colle che domina la città, la Cattedrale di San Giusto è il più importante edificio religioso cattolico di Trieste.
Il suo aspetto odierno è il risultato dell’unificazione di due chiese preesistenti: la Chiesa di Santa Maria e la Chiesa dedicata al martire San Giusto, patrono della città di Trieste. L'unione venne fatta dall'allora vescovo Roberto Pedrazzani da Robecco tra il 1302 e 1320, dando così alla città una cattedrale maestosa. Nell'operazione di fusione venne abbattuta una navata; la pianta della Cattedrale diventò, così, a cinque navate.
La facciata a capanna è arricchita da un grande rosone a doppia ruota, una statua di San Giusto, stemmi e un portale derivante dal taglio di una stele funeraria romana.
Il campanile in origine era più alto, ma nel 1422 venne colpito da un fulmine e la sua altezza venne ridotta all’attuale.
L'interno offre interessanti tracce di pavimentazioni musive del V secolo davanti al presbiterio, mentre l'abside è decorata con mosaici moderni. Gli affreschi rappresentanti la vita del Santo risalgono al XIII secolo.

 

4 – L’ex Ghetto ebraico di San Giusto

 

L’arco della Portizza dà accesso all’ex Ghetto di Trieste, un tempo chiuso da tre porte, oggi una delle cose da vedere in città. Le sue stradine strette e lastricate sono ancora oggi animate da botteghe di antiquari, rigattieri e da ristorantini romantici. Il salotto buono è a due passi, come pure la grande mezzaluna del Teatro romano (I-II secolo), che con le sue gradinate si arrampica sul colle di San Giusto. In cima si apre la spianata del Foro, con i resti della basilica (II secolo) dominati dal massiccio castello di San Giusto, con un primo nucleo del XV secolo.

A breve distanza la cattedrale di San Giusto e, più in basso, un altro monumento romano, l’arco di Riccardo (33 a.C.).

 

5 – Giro panoramico sul tram di Opicina

 

Il viaggio a ritroso nel tempo del mitico tram di Opicina (de Opcina, in dialetto triestino) parte da Piazza Oberdan. Come non metterlo tra i primi posti, tra le cose da fare a Trieste?
Si viaggia su carrozze d’epoca perfettamente restaurate, lungo una linea tranviaria interurbana panoramica che dalla città porta sull’altipiano carsico, a Opicina.
Caratteristica unica in Europa è un tratto con forte pendenza lungo il quale le vetture vengono spinte (in salita) o trattenute (in discesa) da un particolare impianto a funicolare.
Una volta arrivati sull’altipiano, il carrello viene sganciato e riprende la locomozione tradizionale, più veloce. Si attraversano tratti boscosi in cui si aprono scorci panoramici sul golfo, fino ad arrivare alla fermata dell’Obelisco: qui inizia la passeggiata Napoleonica, una strada panoramica che porta (dopo 4 km) al Santuario Mariano che per la bizzarra forma è stato ribattezzato dai triestini “formaggino”.
La ricompensa per chi decide di percorrere a piedi gli ultimi tratti in salita è la possibilità di rifocillarsi in una delle tante Osmizze, le tipiche trattorie triestine, dove i contadini cucinano i piatti locali e vendono il loro vino.

 

6 – Il Canal Grande di Trieste

 

Forse non tutti sanno che anche Trieste ha il suo Canal Grande, ultimo baluardo delle saline che arricchirono la romana Tergeste.
Asse d’acqua del Borgo teresiano (da corso Italia a piazza della Libertà), il canale fu detto "Grande" non per le dimensioni, che non sono imponenti, ma per distinguerlo dal Canale Piccolo che in passato consentiva i trasporti fin nel cuore della città antica.
Il canale è stato uno dei centri nevralgici della Trieste dell'Emporio.

Lungo le sue sponde si affacciano tutt'ora i palazzi dei mercanti che hanno fatto grande la città, piazze, chiese e caffè storici: palazzo Gopcevich - oggi sede del Museo Teatrale Schmidl e della Fototeca dei Civici Musei, palazzo Carciotti, piazza Ponterosso, piazza Sant'Antonio, sorta sulla parte interrata nel 1934, la chiesa Serbo Ortodossa di San Spiridione e la chiesa di Sant'Antonio Taumaturgo, e lo storico Caffé Stella Polare.
Il Canale era in origine attraversato da 3 ponti, un tempo girevoli per permettere l'entrata dei bastimenti (ponte bianco, ponte rosso e ponte verde): di questi oggi rimane solo il Ponte Rosso.
Sul Ponte Rosso è stata posizionata nel 2004 la statua di James Joyce: in piazza Ponterosso infatti si trova il palazzo sede della Berlitz School fondata dallo scrittore irlandese.

 

7 Faro della Vittoria a Trieste

 

L’idea di costruire il Faro della Vittora nacque all’architetto triestino Arduino Berlam già nel 1917, poco dopo la disfatta di Caporetto e la battaglia del Piave, e prese corpo nel dicembre 1918, appena finita la guerra. Come sito, venne quasi subito scelto il Poggio di Gretta, che offriva un assetto ottimale: 60 metri sul livello del mare in posizione dominante, terreno roccioso e un ampio basamento dalle solide fondamenta che ingloba il bastione dell’ex Forte austriaco Kressich.
Monumento retorico e patriottico, il Faro della Vittoria è un’opera imponente (alta 67,85m) con due importanti funzioni: commemorare i marinai caduti nella Prima Guerra Mondiale e guidare la navigazione notturna nel Golfo di Trieste (la lanterna è collocata a 115 metri sopra il livello del mare, compie un giro intorno all’asse in 30 secondi e sprigiona una luminosità di circa 1.200.000 candele con una portata media di 30 miglia).

 

8 – I Caffè storici di Trieste

 

Trieste è la città del caffè: dal suo porto ne transitano tonnellate e la bevanda qui è un vero e proprio culto. Da sorseggiare rigorosamente in uno dei numerosi caffè storici, locali dal fascino retrò, vestigia di un passato colto e mitteleuropeo, indissolubilmente legato alla letteratura.
Trieste, senza i suoi storici e famosi caffè, non sarebbe la stessa: il tempo rallenta e non è difficile immaginare Stendhal, Joyce, Svevo o Saba mentre ne sorseggiano una tazza fumante.
Tra i caffè più famosi di Trieste, spicca senza dubbio il Caffè Tommaseo.

Aperto nel 1830 nell’omonima piazza, è il più antico caffè di Trieste e venne così chiamato in onore dello scrittore dalmata. Le decorazioni sono opera del pittore Gatteri e le specchiere furono fatte appositamente giungere dal Belgio. È stato restaurato nel 1997, mantenendo un'ambientazione sofisticata ed elegante in conformità alla tradizione dei caffè Viennesi.
Famoso anche per aver introdotto, a inizio secolo, il gelato, oggi è possibile consumare anche brunch o cene veloci.

Affacciato su Piazza Unità d'Italia, il Caffè degli Specchi venne inaugurato nel 1839 e recentemente restaurato, dopo una breve chiusura, mantenendo intatto il fascino e la meravigliosa vista.

Affascinante la storia del Caffè Stella Polare: aperto nel 1867 accanto alla chiesa serbo-ortodossa, divenne durante l’occupazione angloamericana una famosa sala da ballo, dove le belle “mule” triestine (ragazze, in dialetto) avevano occasione di conoscere e poi sposare i soldati americani di stanza a Trieste. Oggi la sala da ballo non c’è più, ma il caffè rimane una meta imperdibile per un break di stile.

 

9 – Mangiare in una osmiza

 

Era il 1784 quando l’Imperatore Francesco Giuseppe emanò un editto con cui consentiva ai contadini la vendita a terzi dei prodotti che producevano. Chi voleva venderli doveva esporre una frasca, che segnalava ai viandanti la presenza di questi antesignani dei moderni agriturismi.
Le Osmize si diffusero rapidamente su tutte le montagne del Carso che circondano Trieste e ancora oggi se ne trovano parecchie.
Tra le cose più tipiche e insolite da fare a Trieste non può mancare un pranzo in una osmiza: sono luoghi informali, molto casalinghi, che non hanno perso la loro anima rustica, dove si servono pochi alimenti genuini. In genere, insaccati di maiale, vino del Carso, formaggio proveniente da aziende agricole della regione e uova sode.

 

10 – Dove dormire a Trieste

Il Palace Suite è un boutique hotel a 4 stelle all’angolo tra via Dante e via San Nicolò, le due vie pedonali più eleganti e centrali di Trieste. Da qui si raggiunge con 10 minuti di passeggiata il Duomo e a soli duecento metri si trova il mare. Perfetto per un weekend alla scoperta di Trieste. 
Bello, grande, bianco, esuberante e centralissimo: così si presenta il Palazzo Terni-Dei Rossi che ospita il Palace Suite di Trieste.
L’hotel è distribuito su quattro piani, ognuno dei quali ospita solo quattro grandi suite. Ogni piano è connotato da un colore e da un tema: al secondo piano il colore verde è abbinato al tema dell’architettura, al terzo il colore viola è associato ai gioielli, al quarto il colore rosso alle superfici, infine il quinto piano, tutto bianco e nero, è dedicato agli elementi (acqua e pietra).

 

 

 

 

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