L'amore secondo Joseph e Sarah L

Mamma mia, oggi – San Valentino – le vetrine milanesi sono tutte un abuso di cuori rossi e palloncini, un profuso sentimento massificato, roba che come  reazione non vorresti mai più pensarci, all’amore.

Però visto che non è il sentimento in sé ma la sua ostentazione e strumentalizzazione a creare questa sensazione di nausea e indigestione, suggerisco di leggere queste due belle pagine tratte da Ogni cosa è illuminata di Jonathan Safran Foer, un delicato e ironico – o autoironico, ch’è ancora meglio – modo di descrivere l’amore.

I 120 matrimoni di Joseph e Sarah L

La giovane coppia si sposò per la prima volta il 5 agosto 1744, quando Joseph aveva appena otto anni e Sarah sei, e mise fine al suo matrimonio per la prima volta sei giorni dopo allorché Joseph, con somma delusione di Sarah, si rifiutò di credere che le stelle fossero chiodi d’argento che tenevano appeso al cielo il nero paesaggio notturno.

Si risposarono quattro giorni dopo, quando Joseph lasciò un biglietto sotto la porta dei genitori di Sarah: Ho riflettuto su tutto quello che mi hai detto, e credo veramente che le stelle siano chiodi d’argento. Misero di nuovo fine al loro matrimonio un anno dopo, quando Joseph aveva nove anni e Sarah sette, a seguito di una lite sulla natura del letto di Brod. Dopo una settimana si risposarono, stavolta aggiungendo ai loro voti quello di amarsi fino alla morte senza curarsi dell’esistenza di un letto di Brod, della temperatura di quel letto (ammesso che esistesse), e della possibile esistenza di stelle marine sul chissà-se-esistente letto fluviale. Nei sette anni seguenti misero fine al loro matrimonio trentasette volte, e ogni volta risposandosi con un più esteso elenco di voti. Divorziarono due volte quando ne avevano rispettivamente venticinque e ventitré, e otto (il record in un anno) quando ne avevano trenta e ventotto. Al loro ultimo matrimonio contavano sessanta e cinquantotto anni, appena tre settimane prima che Sarah morisse di un attacco di cuore e Joseph si annegasse nella vasca da bagno. Il loro contratto matrimoniale è ancora appeso sopra la porta della casa che dividevano ora sì e ora no – inchiodato all’architrave, e giù fino a strusciare contro la stuoia del benvenuto – SHALOM:

È con devozione senza fine che noi, Joseph e Sarah L, ci riuniamo nel vincolo indistruttibile del matrimonio promettendoci amore fino alla morte, con l’intesa che le stelle sono chiodi d’argento nel cielo a prescindere dall’esistenza di un letto del Brod, dalla temperatura di tale letto (ammesso che esista), e dalla possibile esistenza di stelle marine sul chissà-se-esistente letto fluviale, trascurando quei rovesciamenti di succo d’uva che potrebbero essere stati accidentali o non esserlo, convenendo di dimenticare che Joseph giocava a palla-bastone con i suoi amici dopo avere promesso di aiutare Sarah a infilare l’ago per la trapunta che stava cucendo, e che Sarah avrebbe dovuto dare la trapunta a Joseph e non al suo amichetto, dichiarando irrisori taluni dettagli sulla storia del carro di Trachim, come ad esempio se fu Chana o Hannah la prima che adocchiò gli strani affioramenti, ignorando la semplice realtà che Joseph russa come un maiale, e neanche dormire accosto a Sarah è un giulebbe. Sorvolando su certe tendenze di entrambe le parti a guardare troppo a lungo le persone del sesso opposto, non prendendosela troppo se Joseph è così disordinato che lascia i vestiti ovunque lo punga l’estro di spogliarsi, aspettandosi che sia Sarah a raccoglierli, pulirli e riporli al loro posto come avrebbe dovuto fare lui, o se Sarah deve essere una così cazzuta stracciacoglioni sulle questioni più futili, ad esempio su come va srotolata la carta igienica, o se la cena tarda dieci minuti rispetto all’orario previsto perché, diciamola, è Joseph che cambia la carta igienica e mette la cena in tavola, evitando di discutere se la barbabietola sia ortaggio migliore della verza, accantonando il problema di essere babbei cronicamente irragionevoli, tentando di cancellare il ricordo di un roseto stecchito da tempo che uno di mia conoscenza avrebbe dovuto ricordarsi di innaffiare quando sua moglie andava in visita alla famiglia a Rovno, accettando il compromesso di ciò che siamo stati, di ciò che siamo, e di ciò che probabilmente saremo… e che possiamo vivere in amore e salute incrollabili.

 

 

 

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