Terranova di Pollino, tra le meraviglie del Parco Nazionale del Pollino

È tempo di odoranti ginestre, in questo estremo lembo della Lucania in provincia di Potenza, confinante con la Calabria.

C'è un profumo intenso ma delicato, in questa piccola porzione del Parco Nazionale del Pollino, un profumo che avrebbe rapito lo stesso Leopardi, che ispirato da questi fiori trasse alcuni versi tra i più belli delle sue liriche.
Siamo a Terranova di Pollino, un piccolo paese a mille metri sul livello del mare, dove poco più di mille abitanti conducono una dignitosa esistenza e che, di questi tempi, cominciano a crescere, come lievita il pane, si direbbe, che tra questi monti ha ancora il sapore del grano.


Vi cominciano a tornare, per le ferie, gli emigranti che lo hanno lasciato per cercare altrove migliore fortuna, per ritrovarvi le vanelle, le caratteristiche viuzze che li hanno visti bambini gioiosi e dove, in un tempo ormai lontano, risuonavano frenetici i "ferri" degli artigiani, del calzolaio, del sarto, del fabbro-forgiaro, del falegname, del sellaio e del barilaio.

Vanelle percosse dallo scalpitio di asini e muli, che portavano in campagna, fore (fuori), uomini che avevano campi da coltivare, da arare e mietere per l'economia familiare e che di sera, al tocco del vespro del campanile, li restituivano al focolare domestico, esausti per la fatica giornaliera, attesi da figli e mogli.

Eccoci qui, nel Parco Nazionale tra i più estesi d'Europa, con i suoi 192.565 ettari, di cui 88.650 nel versante lucano e 103.915 in quello calabrese, dove insieme a tanta pace si registra lo sforzo di far decollare un promettente turismo, sicuramente la più valida occasione per la crescita dell'economia locale che, ancora oggi purtroppo, non conosce linee-guida ben definite, ma si affida più all'intraprendenza personale che collettiva.
Questa iniziativa imprenditoriale è capace di muovere passi che servono a richiamare, soprattutto delle regioni limitrofe, turisti per ammirare le bellezze naturali di paesaggi incantevoli: il Dolcedorme, la vetta più alta con i suoi 2271 metri; il Piano della Giumenta, sede operativa di un ben organizzato Sci Club, teatro di gare interregionali di alto livello e Scuola Italiana Sci "Monte Pollino", che si avvale della preziosa collaborazione di cinque maestri di sci; il Piano delle Mandrie, dove si svolge un attraente Palio del Grano; maestose fagose e abetaie e interminabili distese, sulle quali domina il re della montagna, quel Pino Loricato che sfida da secoli tempeste di neve e anche la rabbia dell'uomo, stanco di vessazioni e divieti di antica memoria.

È bella e accogliente Terranova, con stradine linde e infiorate a ogni balcone, in ogni angolo.

E immenso è il senso di ospitalità, vanto della gente lucana, primo articolo di una sorta di Costituzione non scritta, redatta dagli usi degli antichi Lucani, qui stanziati prima ancora di Roma; popolo fiero, alleato dei Bruzi, che dal Sele marcava la sua presenza fino a Sibari.
Bella Terranova, a tal punto da incantare il poeta viaggiatore inglese Norman Douglas, e fascinosa perché ancora oggi il fidanzato porta la serenata alla promessa sposa, al suono di organetti e zampogne d'autore, costruite da artigiani appassionati e valenti come Leonardo Riccardi e Pino Salamone, grazie ai quali oggi Terranova si può fregiare del prestigioso riconoscimento di Città della Zampogna.
Località disponibile per una vacanza "lenta", che trova base nel rinomato Hotel "Picchio Nero", negli agriturismi di Alagia, Giardini degli Dei, Acquagentile, Masseria Cantore, nel BioAgriturismo La Garavina, nel tipico Ristorante "Luna Rossa" dello chef stellato Michelin, Federico Valicenti, nella caratteristica Pizzeria "La Grotta" e nella dinamica Osteria del Baccalà, novità assoluta da queste parti e dinamico bistrot.


Si sta bene a Terranova e, tanto per provarne la veridicità, visitiamo il BioAgriturismo La Garavina, in località Casa del Conte, una delle sei frazioni del comune. Sei chilometri che diventano occasione per osservare un lineare panorama del paese e di godere di una vista mozzafiato, affacciati sul belvedere, della vallata che va dalla Serra Crispi, fino ai piedi della Garavina, che si staglia imponente alla vista dei turisti. Si tratta di una gola scavata nella roccia dal torrente Sarmento, meta preferita di canyonisti, speleologhi e scalatori. Il Sarmento nasce dal Pollino e affluisce nel Sinni, che alimenta la diga di Monte Cotugno, Senise, la più grande d'Europa in terra battuta.
Eccoci all'Agriturismo, dove ci danno il benvenuto Rocco Tufaro, fondatore della struttura nel 2000, e i figli Luca, attuale titolare, e Isabella, che si occupa dell'amministrazione.
È gente cordiale e accogliente, come impone il canone di ogni buon albergatore, che ci dà un benvenuto speciale, data anche l'ora, con un assaggio del migliore salame da loro stessi prodotto e di un tonificante rosso della casa. E, tra un boccone e l'altro, viene fuori la storia di questa che è considerata tra le migliori strutture del circondario, figlia della passione per la terra, la terra coltivata da sempre dai loro antenati.

La Garavina dispone di sei confortevoli stanze e di un salone ristorante in pietra viva con caminetto bene in vista. Il BioAgriturismo, inteso come una grande fattoria, diventa anche scuola all'aria aperta, dove scolaresche locali e dei confinanti paesi possono realizzare quella che è definita Scuola-Natura, secondo i dettami della migliore didattica.

La molla che ha spinto questi ragazzi ad affrontare una vera e propria impresa è stato il desiderio di ridare vita, soprattutto, alla vecchia agricoltura di montagna abbandonata per troppo tempo a se stessa e quasi scomparsa, per fornire direttamente agli ospiti i prodotti genuini che sono alla base di un vero agriturismo.
Sono stati ripiantati l'antico grano Carosella, per il pane quotidiano, la cui mietitura è legata a un Palio che si svolgerà il 29 luglio, le patate rosse di montagna, ortaggi vari, frutti di bosco, che si accompagnano alla produzione di miele, marmellate, erbe officinali, frutta di stagione (ci sono ancore ottime ciliegie duroni sulle piante).
Altro punto forte dell'agriturismo è l'allevamento di suini, per la produzione del salame, di capre (che sentiamo belare) per latte e formaggio, conigli e pollame, prodotti che finiscono nei piatti degli avventori, che qui giungono da ogni parte d'Italia. È l'equazione perfetta del mangiare sano, controllato e garantito in modo quasi ossessivo, e del benessere della persona.
E non è finita qui.
A questo si aggiunge una particolare attenzione allo sport di montagna, sotto l'attento occhio di Luca con Isabella e Rocco, guide ufficiali del Parco Nazionale. Si possono praticare, a seconda della stagione, trekking, canyoning, arrampicata, speleologia, mountain-bike, escursionismo d'alta quota e ciaspolate.
Una meta turistica alternativa vera e propria, che ha solo bisogno di essere maggiormente scoperta.

Giovanni Labanca

 

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